CLETO, SAVUTO E SAN MANGO
Il 5 marzo 2006 è stato celebrato il gemellaggio fra i comuni di Cleto e San Mango d’Aquino. Ma i rapporti fra Cleto, Savuto e San Mango hanno origini remote e risalgono al Medioevo, quando i territori, solcati dal fiume Savuto, furono riuniti sotto un unico dominio feudale.
Fra i tre centri abitati, il nucleo più antico è l’odierna Cleto, e la sua origine affonda le radici nella leggenda di Cleta e nel mito delle Amazzoni, le sacerdotesse guerriere della dea Atena. La leggenda narra di Pentesilea, regina della Amazzoni andata in aiuto dei Troiani ed uccisa da Achille, e della nutrice di Pentesilea, Cleta, la quale, saputo che la sua regina si trovava a Troia, si mette in mare per raggiungerla, ma durante la navigazione venti contrari la spingono sulle coste della Calabria, dove approda e fonda una città che prende il suo nome.
Come Terina e come Temesa, Cleta fu colonia di Crotone; e come Temesa si affrancò dalla città di Pitagora e divenne libera. Distrutta nel 534 a.C. dall’esercito di Crotone, Cleta conosce un periodo di decadenza che si trascina fino all'anno Mille, quando la Calabria è costituita da una moltitudine di villaggi montani, isolati e autosufficienti, che fanno da corona ad una campagna abbandonata ed alle coste in preda alla malaria.
Cleta risorge nella prima metà del XIII secolo durante il regno svevo di Federico II, l'imperatore che "stupì e cambiò il mondo", e l'abitato si sviluppa con le case costruite ai piedi di un castello edificato su una preesistente rocca di origini bizantine. Già nel 1269 troviamo la denominazione “Castri Pietramala” e nei Registri Angioini che misurano la popolazione calabrese del 1276, Pietramala è presente con 214 abitanti.
Con l’arrivo di Carlo d’Angiò, il feudo di Pietramala estende la sua influenza fino alla bassa valle del fiume Savuto, dove viene costruito un altro castello, posto a guardia delle vie di comunicazione che dal mar Tirreno salgono verso l'interno e attraverso Martirano conducono a Cosenza. Al feudo di Savuto continuano ad essere soggette le terre alla sinistra del fiume, dove qualche secolo dopo sarebbe sorto un altro centro abitato, primo nucleo del futuro paese di San Mango.
Tropea aveva ereditato tutti i luoghi religiosi dell’antico vescovato di Amantea, e con le parrocchie aggregate alla diocesi inferiore di Tropea, le terre di Pietramala e di Savuto appartengono a diversi signori feudali; nel 1463, però, il territorio viene unificato e posto sotto il dominio della città di Aiello, elevata a contea e concessa al nobile spagnolo Francesco Siscar.
Poco più di cento anni dopo, la contea di Aiello si smembra: Pietramala passa prima a Paolo Cavalcante e poi a Scipione Cavallo, nobile della città di Amantea; Savuto, con le terre poste sia a destra che alla sinistra del fiume, è affidata ad Ascanio Arnone, Regio Tesoriere di Calabria Citra dal 1555 al 1559. E’ in questo periodo che Eliadora Sambiase, moglie del Tesoriere, fa incidere in latino l'iscrizione: "Eliadora Sambiase, già giovane sposa unita al marito Arnone, offre templi a Dio, limpide acque e orti verdeggianti alle ninfe e il castello di Savuto come albergo a chiunque ne abbia bisogno".
La lastra di marmo (conservata ancora oggi) è collocata su un muro del castello, e Pietramala e Savuto vivono una vita economica e sociale autonoma. I due centri, grazie alla presenza di poderose fortificazioni, sono in grado di offrire sufficienti garanzie di sicurezza e la popolazione passa da 1.290 abitanti nel 1521 a 2.110 abitanti nel 1545, fino ad arrivare nel 1561 a cinquecento nuclei familiari, corrispondenti ad una popolazione di circa 2.500 abitanti.
Invece il territorio sul quale sorge attualmente San Mango continua ad essere deserto, abbandonato, stretto tra due grandi potenze feudali: la contea di Martirano, che era pure sede di diocesi, ed il feudo religioso di Nocera, che era sotto il Baliaggio di Capua del Sacro Militare Ordine di Malta.
La Calabria è sotto il dominio spagnolo e sia la pressione fiscale, sia la ripresa del dominio feudale appesantiscono le condizioni economiche e sociali della popolazione. Inoltre, la presenza di militari di stanza o in transito e la requisizione di vettovaglie e alloggi creano nel popolo sentimenti di ostilità nei confronti degli Spagnoli. In diverse località della regione si verificano rivolte, e pure a Savutello nel 1549 una compagnia di soldati spagnoli è attaccata a colpi di archibugio. Nel 1579 l'Università di Pietramala, non sopportando le prepotenze baronali, chiede di affrancarsi dalla giurisdizione feudale per diventare un luogo libero soggetto al Regio Demanio; in un documento conservato nella Biblioteca Nazionale di Madrid e riferito alla fine del Cinquecento Pietramala si trova inserita fra le sei città demaniali della Calabria Citra, assieme a Cosenza, Longobucco, Amantea, Rossano e Scigliano.
Nonostante la presenza di molti fenomeni negativi, il vento del cambiamento investe la Calabria e provoca, nel giro di pochi anni, un balzo in avanti dell'economia; la popolazione, nel corso del Cinquecento, si raddoppia. La fase di crescita dell'economia agricola coinvolge l'intero territorio che orbita attorno alla bassa valle del fiume Savuto. Nel 1561, come abbiamo visto, Pietramala arriva a contare 1.550 abitanti e Savuto 950, e le due cittadine, insieme, raggiungono la punta più alta di popolazione registrata fino al primo Novecento.
E' in questo periodo che le terre di San Mango, a sinistra del fiume Savuto, cominciano a popolarsi, e le famiglie provengono dai paesi del disciolto Stato di Aiello, spinte dal desiderio di sperimentare una nuova condizione di vita e favorite dalla predisposizione manifestata dai signori feudali ad accogliere gente di altre contrade. Predisposizione che si coglie innanzi tutto interpretando il contenuto dell'iscrizione apparsa sulle mura del castello di Savuto, che offre ospitalità a chiunque ne abbia bisogno, e poi analizzando le varie concessioni della famiglia d’Aquino, una volta entrata in possesso del feudo.
Frenare gli episodi di nomadismo sempre più frequenti e rendere stabile la popolazione rientrano fra le esigenze primarie della feudalità dell’epoca, la quale, man mano che allarga i suoi possedimenti, ha sempre più bisogno di manodopera da utilizzare per lo sviluppo del territorio.
La precarietà della popolazione residente viene resa ancor più accentuata dalle incursioni dei corsari turchi, diventate costanti da quando è caduta Costantinopoli. Dal 1453, infatti, le verdi bandiere del Profeta sventolate dai Saraceni sono sostituite dai vessilli con la Mezzaluna dell'impero ottomano, e gli attacchi dilagano in tutto il Mediterraneo, effettuati in prevalenza lungo le coste, causando la perdita delle derrate alimentari e la devastazione dei raccolti. I guerrieri saccheggiano paesi e villaggi e portano via uomini e donne da riscattare o da vendere come schiavi nei mercati di Algeri e di Tunisi, e bisogna aspettare l'occupazione francese dell'Algeria, nel 1830, per veder finire mille anni di guerra corsara che insanguina le coste e provoca terrore, violenza, tragedie, miseria, schiavitù e morte.
Tutti i paesi costieri sono colpiti dalla furia dei Turchi e nel 1555 persino Pietramala, che sorge all'interno del territorio, è assaltata e depredata, e negli scontri perde la vita il sacerdote Marco Massa, ucciso mentre tenta di porre in salvo la Sacra Pisside con le Ostie consacrate.
Intanto finisce la fase positiva di crescita dell’economia calabrese ed a partire dal 1580 l'espansione si arresta: crisi agricola, banditismo, incursioni turche, alluvioni, malaria, epidemie di peste, terremoti, carestie e siccità spingono la gente ad emigrare, e questi fenomeni, aggiunti alla pericolosità della vita sulle coste, provocano una forte diminuzione della popolazione residente; in tutto il Regno l'abbandono delle terre è inarrestabile e 52 centri abitati, a partire dal 1590, si spopolano. Pietramala, da 1.550 abitanti nel 1561 scende a 1.325 nel 1595, mentre Savuto passa da 950 a 440. Nel terre del circondario, Scigliano, Amantea, Aiello, Martirano, Lago, Altilia e Nocera, in soli 34 anni perdono 3.775 abitanti.
Siamo arrivati così al 1591, anno in cui Carlo d’Aquino, Barone di Castiglione e Conte di Martirano, subentra a Eliadora Sambiase nel possesso della baronia di Savuto e delle terre che sorgono sulla sinistra del fiume. Molte famiglie hanno già attraversato il Savuto e si sono stabilite nel territorio di San Mango, cominciando a popolarne le campagne, quando nelle vicende del circondario irrompono i d'Aquino, una delle sette grandi Case del Regno, di sangue longobardo, che ha tratto il nome dalla Terra di Aquino (nel Lazio) e che ha dato origine ad altre famiglie, conosciute con il nome delle signorie a loro infeudate: Alvito, delle Grotte, Santomango.
Quando Carlo acquista il feudo di Savuto con i corpi feudali di Fabiano, Vignali e Montagna del Pruno, egli è al culmine dell'attenzione presso la Corte di Napoli; in Calabria è feudatario di Altilia, Grimaldi, Motta S. Lucia e Conflenti; è Conte di Martorano e Barone di Castiglione.
In un vecchio manoscritto riguardante le vicende storiche di San Mango troviamo scritto: “Acquistato il feudo di Savuto e le sue rustiche pertinenze, don Carlo d'Aquino con ogni sollecitudine si diede a rendere nobile quella rustica e feudale parte del territorio di detto feudo, e vi cominciò a chiamare all'uopo dei novelli abitanti, e le riuscì il disegno, mercè il colmo di tanti privilegi loro offerti e concessi circa i bisogni di prima necessità della vita...”.
Dalla vecchia Fontana del Casale , attorno alla quale sono sorte le prime abitazioni, e dalle case sparse del fondo valle, il centro abitato di San Mango si espande più in alto, nel rione dei Sacchi, mentre nuove famiglie, dopo aver abbandonato i luoghi di origine distrutti dal terremoto del 1638, costruiscono i rioni detti Serra e Carpanzano.
Nel 1646 vengono concessi i Capitoli che regolano i rapporti fra il feudatario e la popolazione, e nasce così Muricello, primo nucleo di case adagiate sul versante della collina che scende fino alla valle. Qualche tempo dopo sorgono i rioni S. Giuseppe e Castagnari e nel giro di pochi anni il paese assume un assetto urbanistico che lo caratterizzerà fino alla seconda metà del Novecento.
Dai paesi vicini giungono uomini e donne che portano i cognomi di Anselmo, Aiello, Bernardo, Caputo, Coccimiglio, Conforti, Fata, Fiorillo, Falsetti, Gallo, Guzzo, Ianni, Marasco, Maione, Meraglia, Maruca, Palmieri, Pagliuso, Palermo, Perri, Pino, Pucci, Russo e Viola, e a queste persone si aggiungono altre famiglie, provenienti dalla Contea di Martorano, un feudo di origini antiche che controlla un vasto territorio e che era entrato in possesso della famiglia d'Aquino fin dal 1579.
Il signore feudale riconferma gli usi civici nel casale di San Mango e gli abitanti continuano ad esercitare il diritto di "pascolare, abbeverare, allegnare, fare calce a mercemonio e seminare sotto corrisposta annuale"; il nuovo centro, dopo questa riconferma, si avvia verso un ulteriore e più veloce sviluppo. Mons. Giovanni Lozano, vescovo di Tropea, nel corso della visita pastorale del 21 novembre 1648 emette il decreto di erezione della Parrocchia e nel 1653 don Matteo Capilupo è il primo parroco del paese.
Nello Stato feudale dei d’Aquino il terremoto del 1638 distrugge migliaia di abitazioni e provoca la morte di circa 3.500 persone. Lo stesso principe Cesare rimane sotto le macerie della chiesa di S. Francesco, a Nicastro; la moglie Laura, incinta, si salva miracolosamente ed il 27 agosto 1638 nasce Giovanna Battista d’Aquino. Savuto ha molte case distrutte e subisce 27 morti, Pietramala 53 morti e 118 case cadute; le terre della vicina diocesi di Martirano, anche per effetto del terremoto, assistono ad una riduzione di popolazione da 12.000 a 6.500 abitanti.
Dopo il terremoto, i d'Aquino intensificano gli sforzi di ricostruzione e di assestamento dei centri abitati, e tutto ciò non fa che aumentare il flusso di famiglie che vanno a vivere sulle terre del nuovo casale di San Mango: alcune attraversano il fiume, altre si spostano sullo stesso versante sinistro della valle e, lungo i sentieri scoscesi della vecchia strada consolare romana, lasciano le terre della Contea di Martorano e giungono nel villaggio che già comincia a chiamarsi Muricello.
L'obiettivo perseguito dai d'Aquino è quello di rendere più stabile la popolazione e procurarsi maggiore forza lavoro da utilizzare nelle attività agricole e artigianali. Nascono così nuovi centri abitati: Aquino, edificato a metà strada tra Decollatura e Motta S. Lucia; Falerna, in luogo più alto rispetto all'antico abitato di Castiglione; Platania, nei pressi del villaggio Sant'Angelo; e sulla scia di questa tendenza, nasce pure San Mango, costruito in collina, lontano dai territori colpiti dalla malaria e al riparo dai pericoli delle incursioni turche.
Nel 1674 don Giuseppe Perri compila il primo Stato delle Anime della Chiesa Parrocchiale del Casale di Santo Mango.
Lo Stato delle Anime, che somiglia molto ad un moderno censimento, è fatto redigere la prima volta nel 1570 da San Carlo Borromeo nella diocesi di Milano, e nel corso degli anni la pratica si diffonde in tutte le diocesi italiane; esso contiene notizie interessanti sul numero e sulla composizione di ogni singola famiglia.
A San Mango i nuclei familiari sono appena un centinaio e gli abitanti sono 307. Ma la cifra è destinata a crescere. In pochi anni, tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, Antonio Spagnuolo, Tommaso Arcuri, Paolo Cosco, Iacopo Baldascino, Antonio Milito, Iacopo Ferraro, Antonio Mollame, Iacopo Russo, Domenico Spagnuolo lasciano Savuto e vanno a sposarsi a San Mango, seguiti da Centanni de Spena di Pietramala, Giuseppe Orlando di Serra d'Aiello, Pietro Serra e Carlo Filice di Aiello, Domenico Ferraro di Altilia.
Nel 1690 Giovanna Ianni viene accompagnata al Sacro Fonte Battesimale da Elisabetta di Pietramala; Nicola Cicco viene accompagnato da un certo Baldascino di Savuto; e poi, negli anni successivi, Giovanni Tomaso Berardello da Caterina Russa, Giovanni Vescio da Filippo Ferraro, Giovanni Domenico Sisca, Antonio Mastroianni e Domenico Nicola Giovanni Aiello da Annibale Mastroianni, Giovanna Mastroianni da Fabrizio De Vena, Anna Mastroianni da Giovanna Russo, Pietro Ignazio Russo da Paolo Baldascino, Agata Castagnaro da Giovanna Cafondo, Giovanni Iacopo Ortenzio Sposato da Ignazio Quercio parroco, tutti padrini di Savuto; Francesco Antonio Villella viene accompagnato da Martino de Spena di Pietramala. Ecco ormai consolidati i rapporti fra il nuovo centro abitato di San Mango ed i più antichi centri di Pietramala e di Savuto, con la popolazione di San Mango che nel 1693 arriva a 582 abitanti.
Nel frattempo il feudo di Savuto con il suo casale, dopo la morte di Luigi d'Aquino avvenuta nel 1658, passa alla sorella Laura e nel 1675 costei ottiene che il vecchio titolo di Principe di Santo Mango, concesso nel Cilento al padre Tommaso nel 1623, sia incardinato sul nuovo villaggio sorto come Casale di Savuto, e da denominarsi Santo Mango.
Nel 1687 il vescovo di Tropea istituisce i nuovi Vicariati Foranei di Amantea, Fiumefreddo Bruzio, Aiello (al quale aggrega Pietramala e Savuto) e Nocera (al quale aggrega San Mango). Il territorio di San Mango, antica dipendenza del feudo di Savuto, comincia così ad avere una vita autonoma; in questa prima fase sotto l’aspetto religioso; da lì a qualche anno anche da un punto di vista economico ed amministrativo.
All’autonomia amministrativa si giungerà attraverso alcuni passaggi, che è opportuno riepilogare.
Sotto la signoria della principessa Giovanna Battista, i d’Aquino sono costretti a sottoscrivere obbligazioni sulle terre del Turbolo, in territorio di Amantea, e a concedere in godimento la terra di Savuto a Francesco Augurati, creditore della famiglia; nel 1716 il posto di creditore degli Aquino viene preso dal barone Giovan Battista Le Piane, il quale, con Regio Assenso del 1718, acquista tutte le terre ricadenti a lato del versante destro della sponda del fiume.
E’ in questo preciso momento che le terre sulle quali sorgono Savuto e San Mango si dividono e, dopo tanti secoli, il fiume comincia a segnare il confine tra entità territoriali diverse. Savuto diventa possedimento dei baroni Le Piane, e a loro rimane fino alla fine della feudalità. I d'Aquino, invece, mantengono la titolarità dei terreni feudali che si trovano sul versante sinistro della valle, ed il nuovo casale di Santo Mango si stacca definitivamente da Savuto e diventa un centro autonomo.
Nel 1705 San Mango conta 628 abitanti, e dopo un periodo di crisi demografica, riprendono le relazioni e gli arrivi dai paesi vicini.
Dal 1713 in poi si spostano da Savuto a San Mango per andare a fare da padrini nei battesimi, Giuseppe Trozzolillo, Giovanni Scaramella, Margherita Moraca, Domenico Tedesco, Antonio Milito, Maurizio Senatore e Bartolomeo Baldascino, parroco; e nel 1745, a circa un secolo dalla fondazione, San Mango arriva a 927 abitanti, mentre Pietramala e Savuto, insieme, passano da 716 abitanti nel 1703, a 630 abitanti nel 1732, e toccano il minimo storico degli ultimi tre secoli.
Il 6 marzo 1717, alla presenza del vicario foraneo appositamente delegato dal vescovo di Tropea, viene benedetta a San Mango la statua di S. Tommaso (con alla base l'iscrizione Universitas Sancti Manghi ), e il giorno dopo, domenica 7 marzo, viene celebrata la prima solenne processione per le vie del paese. Lasciata alle spalle la crisi demografica e diventata Università con un proprio Parlamento e con una Parrocchia, San Mango riprende la sua marcia verso lo sviluppo.
La Provincia Citeriore , alla quale appartengono Pietramala, Savuto e San Mango, grazie alla fertilità del suolo non soffre gli orrori della carestia del 1764, anche se in alcune zone il pane viene preparato con farina di lupini, cicorie, finocchio selvatico e altre erbe, ed anche se gli abitanti di Aiello, Lago e Martirano trovano sostentamento grazie alle riserve di vettovaglie di Scigliano. E tra il 1747 ed il 1767 altre famiglie di Pietramala, Aiello, Altilia, Martirano, Scigliano e persino Fiumefreddo vanno ad abitare in San Mango, mentre Antonio Grimaldi di Savuto attraversa il fiume per portare il suo gregge nei pascoli delle terre sammanghesi.
Nel 1764 il notaio Giuseppe Antonio Manfredi, sposato con Angelica Perri, fa battezzare il figlio, Domenico Maria Rosario, dal barone di Pietramala don Odoardo Giannuzzi, e lo stesso anno la popolazione di San Mango supera i mille abitanti.
Per uno strano gioco della storia, Pietramala e Savuto, assieme a tanti altri paesi della zona, perdono importanza a favore di centri di nuova fondazione. A San Mango lo Stato delle Anime del 1794 registra 1.579 abitanti, di cui 243 coltivatori di terra, 46 mastri, 7 preti, i diacono e 2 chierici. Savuto, invece, scende a 348 abitanti e Pietramala a 1.164. In poco più di due secoli le due antiche comunità a destra del fiume perdono circa mille abitanti, mentre il nuovo paese di San Mango supera i 1.500.
Nel 1758 lo Stato di Savuto è condotto in affitto da Francesco Vocaturo di Aiello, mentre presso l'archivio di Stato di Lamezia è conservato un contratto del 1780 tramite il quale la Principessa d'Aquino affitta i feudi calabresi a don Edoardo Fiore di Sambiase, per un canone di 13.000 ducati annui. Nel documento figurano pure i beni e i diritti feudali su San Mango, stimati per un valore di oltre mille ducati.
A San Mango il terremoto del 1783 distrugge il palazzo dei d'Aquino, rovina altre cinque case e provoca lesioni in un gran numero di abitazioni. A Savuto si verificano danni lievi in quattro case e nel castello, ma è negli uliveti e negli alberi da frutto che si registrano molti danni, per via del vento che causa la perdita di un buon numero di piante.
Il sistema feudale è dominato da diritti proibitivi che vietano la costruzione di mulini, trappeti e forni e la gestione di taverne e locande; alcuni feudatari arrivano ad appropriarsi persino delle acque piovane ed in molti centri abitati sono messi in discussione gli usi civici. Limitare o negare gli usi civici vuol dire privare i ceti più poveri di una fonte essenziale di sostentamento, e solo dopo un lungo braccio di ferro in San Mango l'uso della colonia sui terreni feudali viene riconosciuta ai contadini dietro pagamento di 50 tomoli di grano all'anno. Pietramala, dall'altro lato del fiume, continua a registrare insoluta la tassa di bonatenenza, che il barone deve versare all'Università per il possesso dei beni personali, e tutto questo alimenta la miseria ed il banditismo. Bande di briganti tormentano le campagne e nel 1797 è saccheggiata Martirano.
Lo Stato delle Anime redatto nel 1804 dal parroco di San Mango annota come carcerati Antonio Maria Cicco, Bruno Ianni, Angelo Cicco, Cesare Berardelli e Saverio Notarianni, ma già nel 1803 Gaspare Moraca muore forzato della Darsena, e negli anni successivi muoiono Gabriele Torquato nelle carceri di Nicastro, Carmine Costanzo nelle prigioni di Cosenza e Giuseppe Bonacci nel Bagno di Procida.
L'arrivo dei soldati francesi trova in Calabria una regione conosciuta soltanto per i terremoti e per i fuorilegge, ed i visitatori che si recano nella regione rimangono delusi e colpiti dalle penose e arretrate condizioni in cui versa la popolazione: paesi irregolari nella topografia; case di calce e creta che non rispondono ad alcun principio igienico o di comodità; presenza di animali domestici nelle abitazioni; acque stagnanti che diffondono malaria; strade e ponti inesistenti e unico collegamento con Napoli attraverso una strada che diventa carrozzabile solo da Lagonegro in poi; abiti semplici e grossolani; farina di granturco, castagne, avena e lupini usata per la panificazione; il popolo basso che consuma carne solo in occasione delle feste religiose e nel Carnevale; pochi ospedali e scarsa disponibilità di posti; carceri oscure e umide; sepolcri nelle chiese trascurati e a rischio epidemie; terreni vasti e fertili in mano a baroni e ordini religiosi; vita municipale in balìa dello strapotere, degli abusi e delle violenze dei signori feudali; contadini alla ricerca di terre da lavorare. La coltivazione dei campi viene eseguita con l'aratro di forma assai rozza e, secondo una testimonianza dell'epoca, gli abitanti dei comuni di Pietramala e Savutello poco o nulla usano la zappa.
Le ultime intestazioni feudali assegnano Savuto al barone Pietrantonio Le Piane e Pietramala al barone Domenico Giannuzzi Savelli, mentre Maria Beatrice d'Este Cybo, moglie dell'Arciduca d'Austria Ferdinando d'Asburgo, è l'ultima intestataria di Aiello, la città che durante il regno aragonese e nella prima parte del viceregno spagnolo esercita il dominio anche su Pietramala e su Savuto. I beni dei d’Aquino, invece, passano sotto l'amministrazione del Regio Demanio ed i titoli nobiliari sono dichiarati estinti per mancanza di linea. Molte terre del feudo di Santo Mango, però, sono trasmesse per testamento a Filippo Monforte, nipote del vescovo di Tropea.
Aboliti i feudi, si provvede alla ripartizione dei beni. A Savuto sono assegnate 351 moggi di terreno per un valore di ducati 7.700 e a Pietramala 89 moggi per ducati 1.780; il comune di San Mango, invece, risulta senza demani da dividere. L'abitato di Savuto diventa frazione di Pietramala ed entra nel Governo di Rogliano; nel 1811 il comune di Pietramala viene aggregato al Circondario di Aiello, mentre San Mango è assegnata al Circondario di Martirano, ed entrambi i Circondari fanno parte del Distretto di Paola, provincia di Calabria Citeriore
Nelle campagne, l'albero da frutto è entrato prepotentemente nel sistema agrario meridionale tanto da modificarne il paesaggio, e nel corso del Settecento un'altra pianta si diffonde in Calabria soppiantando progressivamente i gelseti abbattuti con l'accetta: si tratta dell'ulivo. L'olio finisce per rappresentare una delle voci più importanti delle esportazioni calabresi, tanto che la sua produzione, nella seconda metà del Settecento, arriva a superare quella pugliese.
La situazione economica e sociale dell'epoca viene descritta dalle Statistiche Murattiane del 1812 e molte notizie sono riferite ai paesi che orbitano attorno alla valle del Savuto.
Le acque di cui si fa uso nel Circondario di Aiello contengono stalattite e terra argillosa, ostruiscono le viscere e contrariano di molto la digestione; in Savuto sono pregne di terra calcarea, amare per conseguenza e più dannose. Inoltre, una salma d'olio, composta di rotoli cento sessanta, in Pietramala, Savuto e San Mango si vende per quindici ducati, contro gli undici delle altre zone, e questo perché nei comuni sopra menzionati si trovano grandi oliveti che producono olio buono. Dalle relazioni non emergono particolari situazioni di criticità, che sono presenti, invece in altri comuni della provincia, dove le acque utilizzate per la lavorazione del cuoio a Scigliano, delle piante tigliose a Grimaldi, Altilia e Maione, per la macerazione dei lini e delle ginestre nel Circondario di Amantea, rendono l'aria imperfetta e, in alcuni casi, irrespirabile; mentre il Circondario di Amantea risulta invaso da cani rabbiosi ed edifici cadenti.
Nei dieci anni di governo francese gran parte della popolazione calabrese si mostra ostile nei confronti delle truppe di occupazione e, dopo la vittoria dell'esercito inglese nella battaglia di Maida del 4 luglio 1806, l'insurrezione diventa sollevazione di massa e trovano spazio episodi di banditismo e di criminalità comune.
Il 13 gennaio 1807 Giovanni Cuglietta è ucciso dai soldati francesi nei pressi di Savuto; poche settimane dopo, il 14 aprile, sempre a Savuto muore assassinato il parroco Ferdinando Cicero, e l’uccisione desta profonda impressione in tutta la zona.
Nel 1807 la Commissione Militare di Cosenza condanna a morte Domenico Antonio Milito, arciprete di Pietramala, accusato di aver incitato alla rivolta spingendo i suoi concittadini a seguire suo fratello come capomassa. Lo stesso anno una condanna a cinque anni di ferri viene pronunciata a carico di Carmine Arlotti di 27 anni, sempre di Pietramala, calzolaio, accusato di aver partecipato alla rivolta, di essersi posto armato al seguito del capobrigante Paolo Gualtieri, di saccheggio e di essersi unito ai briganti di Amantea. Nel 1812 la Corte Speciale condanna a morte con infamia Andrea Catroppa di 27 anni, bracciale, Gabriele Cicco di 25 anni, bracciale, e Giacinto Janni di 28 anni, bracciale, tutti di San Mango, accusati di essersi ridati più volte al brigantaggio dopo l'indulto, e di altri reati comuni.
Ed anche quando i Borbone tornato a Napoli gli episodi di violenza continuano: nel 1824 è ucciso, nel territorio di Pietramala, Antonio Forano di 21 anni, oriundo di Savuto, mentre nel territorio di San Mango muoiono "periti per morte violenta" Giovanni Torquato ed Angelo Perri nel 1815, Aloisio Manfredi nel 1821, Michele Orlando nel 1823, Francesco Saverio Moraca nel 1825. Il giorno di Natale del 1825 è ucciso a San Mango il sacerdote Tommaso Adamo, mentre Giuseppe Putaro e Filippo Vena, di Savuto, sono prigionieri nel castello di Aiello, dove muoiono nel 1832 e nel 1835.
La disfatta dei Francesi a Waterloo ed il ritorno dei Borbone a Napoli trovano una Calabria che sta uscendo dal plurisecolare isolamento. Grazie al governo dei re francesi, le energie migliori si sono liberate e nessun altro futuro governo sarà più in grado di arrestare. E questo avviene nonostante la durezza dell'occupazione militare francese e nonostante le offese all'onore familiare, l'arroganza delle perquisizioni, la sufficienza in nome di una presunta cultura superiore che aveva in dispregio riti, fede e consuetudini d'antico regime, come scrive Placanica.
Nel 1816 il comune di San Mango è staccato dalla provincia di Cosenza e assegnato a quella di Catanzaro, di nuova istituzione, nella Calabria Ultra Seconda. Pietramala, con la frazione di Savuto, resta, invece, nella provincia di Calabria Citeriore. Nondimeno, gli scambi commerciali, i rapporti di amicizia e le relazioni di parentela tra le due rive del fiume continuano come nel passato.
A San Mango nel 1832 muore Bruno Ferraro, oriundo di Savuto e marito di Maria Ruperto; nel 1843 cessa di vivere per morte violenta Giovanni Pagliuso, di Pietramala, marito di Angela Cicco; nel 1844 muore Raffaele Pagliuso, oriundo dei Cannavali e marito di Maria Caputo ; lo stesso anno don Saverio de Agostino, reverendo arciprete e parroco del comune di Pietramala, viene sepolto nella chiesa parrocchiale di San Mango; e nel 1850 muore Domenico D'Alessio, figlio di Vincenzo e di Maria Longo di Savuto.
Nel 1837 un'epidemia di colera colpisce violentemente Napoli e raggiunge la Calabria. San Mango rimane estranea al morbo e nei registri parrocchiali il parroco annota: " In questo comune di S. Mango sino a oggi 27 luglio 1843 non si è sofferto tale attacco per grazia di Dio”.
Una statistica del 1844 assegna 1.151 anime a Pietramala, 552 a Savuto e 2.201 a San Mango. Ma in quest’ultimo comune malumori, tensioni, ribellioni, usurpazioni di terre demaniali, limitazione di usi civici, arricchimenti illeciti, arresti, processi, condanne al carcere duro, omicidi e vendette sono i fenomeni che caratterizzato la vita del paese nella prima metà dell'Ottocento. Avvenimenti che spingono i cittadini di San Mango verso una spirale di violenza e di odio, e nel 1828 il paese diventa teatro di una delle più sanguinose lotte di fazione in Calabria, che vede contrapposte fino allo sterminio le famiglie Moraca e Torquato, per cui il luogo è sottoposto ad occupazione militare.
Nel frattempo intere famiglie di lavoratori agricoli, senza terre da coltivare, precipitano verso una condizione di estrema povertà, aggravata ulteriormente nel 1832 dalla decisione del vescovo Franchini di rivendicare al Seminario di Tropea alcune estese possessioni di terreno abitualmente occupate dai contadini.
Come tutti i paesi della zona, Pietramala e San Mango partecipano al movimento risorgimentale contro il governo borbonico. La prima con Nicola Pagliaro, accusato nel 1847 di cospirare contro la sicurezza dello Stato; e con Federico Spanò e Luigi Scorza, accusati di complicità in un mancato regicidio. La seconda con Bruno Sacco e Francesco Floro, accusati nel 1850 di attentato contro la sicurezza interna dello Stato; e con Giacinto Muraca, accusato nel 1852 di aver provocato reati contro lo Stato con discorsi tenuti in luogo pubblico e di aver deformato stemmi reali per solo disprezzo.
Nel 1848 la miseria e la povertà spingono i contadini ad occupare le terre demaniali e baronali: succede a Lago, in provincia di Cosenza, e succede pure a San Mango, dove un centinaio di naturali del luogo si dirige nei fondi Vignali e Fabiano, si appropria di fichi secchi e vino e assale un casale del De Gattis.
Al momento dell'Unità d'Italia, scrive Gaetano Cingari, la Calabria manifesta, se non fattori di saldo sviluppo, elementi dinamici che ne hanno in qualche misura differenziato le strutture economiche e sociali. San Mango è attestata su una popolazione di 2.236, mentre il vicino centro di Savuto, dal quale il paese ha tratto le origini, diventa frazione e conta appena 500 abitanti. Pietramala, che aggrega pure la frazione di Savuto, arriva a contare complessivamente 1.515 abitanti e nel 1863 il paese cambia la denominazione in Cleto. Lo stesso anno al nome di San Mango viene aggiunta la parola "d'Aquino".
Nel 1865 in ogni comune è istituita la Condotta Medica e nel 1877 la frequenza alle prime tre classi della scuola elementare è resa obbligatoria e gratuita.
Anche con l'Italia unita il problema delle strade è presente nello scenario calabrese. La nazionale napoleonica, fatta costruire con decreto del 1810 da Lagonegro a Reggio, nei mesi invernali è interrotta in più punti e chi affronta un viaggio "si disponea a far testamento tanto n'era incerto il rimpatriare". San Mango è collegata con Nocera da un sentiero chiamato Sferracavallo.
In presenza di una legge nazionale che delega agli Enti Locali il compito e la spesa per la creazione di infrastrutture in settori strategici come la scuola e la viabilità, le comunità della Calabria decidono di risolvere da sole il problema delle strade, visto il fiacco impegno dei governi a migliorare le sorti della popolazione. Nel 1876 San Mango, riunita in consorzio con Gizzeria, Falerna e Nocera, viene collegata con il Bivio Bagni da una strada rotabile; il servizio postale diventa giornaliero e lo stesso anno viene impiantata la rete telegrafica. I collegamenti con le terre di Martirano, invece, sono mantenuti attraverso le mulattiere ed i tratti ancora percorribili dell'antica via romana.
Nel 1886 è costruito il ponte sul fiume Grande, a Nocera, ed il commercio comincia a spostarsi dalle terre della provincia di Cosenza verso Nicastro, abbandonando così una tradizione secolare ed una consuetudine antica.
Anche la Ferrovia svolge un ruolo importante nel campo delle comunicazioni, ma questo mezzo di trasporto è penalizzato dall'assenza di stazioni intermedie. Il collegamento dei territori di San Mango e Savuto con un ponte sul fiume rimane un sogno, così come rimane sulla carta il progetto, autorizzato con legge del 1879, riguardante il collegamento ferroviario Cosenza - Nocera Terinese; un'opera, questa, sollecitata dalla Provincia di Cosenza nel 1901, che prevede il passaggio della Ferrovia lungo tutto il territorio di San Mango, nella bassa valle del fiume Savuto.
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento la società calabrese tocca il punto più alto del suo malessere, ma la regione non conosce né forme di sciopero, né leghe né segni concreti di cooperazione. L'unica forma di associazionismo, con i limiti derivanti dall'egemonia borghese e dall'assenza di un movimento con finalità alternative, è quello delle società di mutuo soccorso. Nel 1907 viene fondata la Società Operaia Agricola Cattolica di Mutuo Soccorso di San Mango d’Aquino, e siamo già in un nuovo secolo. Altri cento anni di storia che iniziano con Cleto che conta 1.575 abitanti e San Mango 2.001. Nei due centri viene portata la luce elettrica e l'economia continua ad essere in prevalenza a base agricola, con produzione di olive, uve da vino e cereali e con l'allevamento del baco da seta; Cleto si distingue per i fichi essiccati al sole, San Mango per l'industria del legno e per la produzione di carbone.
Nel 1926 alcuni emigranti fondano a Scranton, in Pennsylvania, la "Società di San Mango d'Aquino di Mutuo Soccorso" ed il sodalizio finanzia il Monumento ai Caduti in Piazza Roma e l'acquisto del primo edificio delle scuole elementari. Nel 1928 Cleto viene retrocessa a frazione ed aggregata ad Aiello, ma nel 1934 la cittadina ottiene di nuovo l'autonomia amministrativa e torna ad essere un Comune.
Il poeta sammanghese Domenico Adamo, al ritorno da Napoli (dove si è recato per perfezionare il mestiere di sarto), si trasferisce a Cleto e nel 1910 sposa Francesca Ferraro, figlia di Tommaso, commerciante. Mentre il giovane Carmine Ferrari, nelle giornate passate in campagna, ascolta dalla voce della mamma Mariuzza le storie del brigante Musolino e le favole che parlano di galline dalle uova d'oro, e osserva la donna guardare lontano, oltre il fiume Savuto, verso il luogo della sua gioventù, da dove è partita con un carico di speranza nel cuore, per sposarsi a San Mango ed affrontare una nuova vita. Storie di relazioni, di incontri, di affetti che si ripetono e si rinnovano, nonostante la presenza di un fiume che continua a dividere fisicamente le due comunità.
Nel 1946 la Repubblica vince il referendum: 881 voti a Cleto e 643 a San Mango, contro i 543 ed i 329 voti espressi a favore della Monarchia. Nel 1951 inizia il Festival di Sanremo, diffuso in diretta dalla radio; vince Nilla Pizzi con la canzone "Grazie dei Fiori". Cleto, in quest'anno, raggiunge la punta massima di popolazione, con 3.363 abitanti, mentre San Mango arriva a 2.404 e lo stesso anno, a Cleveland, in America, gli emigrati sammanghesi si riuniscono per celebrare all’Estero, per la prima volta, la festa della Madonna della Buda.
La banda musicale di San Mango, nel pieno della sua attività, diventa la banda di Savuto ed è chiamata a suonare in tutte le festività civili e religiose. Sono tempi in cui i poveri soffrono la fame, nelle campagne italiane cinque milioni di piccoli proprietari posseggono gli stessi ettari di terra di 520 grandi proprietari; un muratore guadagna meno di 5.000 lire al mese ed un paio di scarpe costa circa 2.000 lire, un pane 30 lire ed un litro di vino 60 lire; una bicicletta costa 20.000 lire, un televisore 150.000 lire ed il costo del biglietto della Lotteria Italia è di 500 lire, con un primo premio di 100 milioni.
In Calabria l'UNICEF avvia un programma di aiuti per organizzare le refezioni scolastiche e nei comuni funziona l'ECA, l'Ente Comunale di Assistenza. Le condizioni complessive della società sono ancora arretrate. I contadini continuano a rimanere senza lavoro e senza pane e muovono nuovamente verso l'occupazione di terre incolte e abbandonate. Il governo emana la "Legge Sila" per la distribuzione delle terre ai contadini ed istituisce la Cassa per il Mezzogiorno. Ma l'esodo della popolazione continua e le politiche adottate non frenano l’emigrazione.
Tra il 1951 ed il 1971 la Calabria perde altri 690 mila abitanti. Nel 1961 San Mango e Cleto contano quasi lo stesso numero di abitanti. Cleto 2.492, e c'è più gente nella frazione di Savuto (1.180) che nel capoluogo (1.109); il resto vive nella frazione di Torbido (203). San Mango 2.411, di cui 253 in case sparse.
Quarant’anni dopo, i dati Istat assegnano a Cleto 1.373 abitanti, con 847 abitazioni a fronte di 486 famiglie, e a San Mango 1.864 abitanti, con 863 abitazioni a fronte di 755 famiglie. Insieme, Cleto e San Mango negli ultimi cinquant'anni perdono più di 2.500 abitanti.
Intorno al 1975 la Calabria è investita dal fenomeno delle radio libere e nascono Radio S. Mango Libera prima e Radio Antenna Centrale poi; due emittenti private che riuniscono ancora una volta comunità delle province di Catanzaro e di Cosenza, favorendo e rinnovando rapporti economici, relazioni sociali, amicizie e persino nuove unioni coniugali. Nel concorso di poesia organizzato nel 1978 dall'emittente di Angelo Raso una segnalazione di merito viene destinata a "Il film del mio passato", un componimento inviato da una giovane di Savuto, assidua ascoltatrice della radio, tragicamente scomparsa proprio nei giorni della premiazione, che noi vogliamo ricordare con lo pseudonimo di Ragazza del Talismano da lei stessa scelto per firmare la sua poesia.
Intanto all’Estero l'attenzione degli emigrati verso la terra di origine è forte, e oltre Oceano vengono fondate associazioni allo scopo di preservare la cultura e le tradizioni dei paesi lontani. Mossi dalla nostalgia e dal ricordo delle tradizioni, gli emigrati ripetono le celebrazioni più importanti delle comunità di origine ed organizzano processioni con simulacri che sono copie autentiche di statue esistenti nei luoghi della loro infanzia: la Madonna del Soccorso per Savuto e Maria SS. delle Grazie per San Mango. Roberto Chiarelli, nato da genitori di Cleto, diventa Sindaco di Ottawa, mentre Giovanni Chieffallo, nato a San Mango ed emigrato dopo il diploma, è nominato componente della Consulta Regionale dell'Emigrazione in rappresentanza del Canada. Antonio Chieffallo, un sammanghese che ha passato la giovinezza nelle terre del Savuto, emigrato in America nel 1957, racconta il suo viaggio da mulattiere fino a Grimaldi, di notte, lungo i sentieri scoscesi che costeggiano il fiume, e parla delle voci che si levano dalle case di campagna sparse lungo la valle e dei fuochi che si vedono fino al paese di Savuto. Eugenio Chieffallo, altro poeta di San Mango, nel duetto tra Gioacchino e Marisa racconta le vicende di un'epoca in cui i giovanotti sammanghesi vanno a Savuto per cercare le signorine già munite del "passi" e la coppia, una volta unita in matrimonio, parte per l'America in cerca di un destino migliore.
Rapporti e relazioni che sono esistiti nel tempo e che hanno stretto in un abbraccio ideale popoli diversi, gente di Cleto, di Savuto, di San Mango, uomini e donne che si sono incontrati e si sono conosciuti, e, insieme, si sono sposati, hanno acquistato e venduto merci, hanno scambiato i prodotti della terra, hanno vissuto feste, hanno organizzato serate, hanno inseguito sogni, hanno realizzato desideri...
Questa è la storia di paesi che, in epoche diverse, sono sorti e si sono sviluppati lungo le sponde opposte del Savuto. Paesi che il fiume, nonostante la furia delle sue acque, non ha mai diviso.
Armando Orlando
